Praticare cambiamento lavorando in rete e coinvolgendo le comunità, questa è la filosofia di Semìno – Alimentare Positivo. Semìno vuole creare opportunità di lavoro dignitoso per i migranti che risiedono nel nostro paese introducendo sul mercato ortaggi biologici con alte proprietà nutritive e resistenti al cambiamento climatico.

L’idea nasce dall’incontro tra la brigata della cucina del Bistrot Vetro e l’orto di comunità delle Serre dei Giardini Margherita, spazio rigenerato e gestito da Kilowatt, dove capita spesso che dalla prossimità nascano nuove opportunità. Tutto ha inizio quando Farouk, aiuto cuoco originario del Bangladesh, chiede di poter provare a coltivare degli ortaggi tipici del suo paese di origine, difficilmente reperibili in Italia. E’ così che vengono piantati i primi semini, che germogliano nell’orto e crescono nelle idee di chi abita la Serre diventando un vero e proprio progetto di impresa.

Perché non coltivare localmente, e secondo i principi dell’agricoltura biologica, alcune specie provenienti dalle diete dei migranti? E perché non farlo con la prospettiva di creare lavoro giusto e dignitoso, contribuendo ad alimentare una comunità inclusiva e aperta?

E’ così che Kilowatt collaborando con Local To You e Pictor – rispettivamente una piattaforma che distribuisce prodotti biologici del territorio e una cooperativa sociale che si occupa dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati – dà forza e gambe all’idea iniziale. Nel 2017 il neonato progetto Semìno vince il Bando Unicredit Carta E, finalizzato alla creazione di imprese a impatto sociale con un focus sulla creazione di lavoro per i giovani. A questo si unisce alla rete anche Rescue-AB, il Centro Studi e Ricerche Agricoltura Urbana e Biodiversità del Dipartimento di Scienza Agrarie dell’Università di Bologna che si occupa della supervisione scientifica e il monitoraggio nella sperimentazione delle coltivazioni degli ortaggi Semino.

Dopo una prima coltivazione sperimentale (la patata viola e lo spinacio indiano), nell’inverno del 2018 si scelgono le specie per il secondo ciclo di coltivazione biologica, ovvero la curcuma, il gombo/okra, il fagiolo dall’occhio e il daikon: ortaggi e spezie ricchi di nutrienti e presenti nelle diete dei migranti, poco conosciute in Italia oppure originarie del nostro continente, ma ormai dimenticate. E’ con orgoglio che adesso Semìno si presenta, sapendo però che il suo viaggio è solo all’inizio: c’è tanta strada da fare per coltivare relazioni e diffondere futuro.

Semìno è un sentiero che si può tracciare solo collettivamente, incontrando progetti e realtà che condividono la stessa visione del futuro e che vogliono costruirlo insieme: produttori, coltivatori, distributori e ristoratori che abbiano a cuore il rispetto per le persone e la salute del pianeta e di chi lo abita.